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	<title>paura Archives - Federica Bertelli - Psicologa a Padova</title>
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		<title>MASCHERE: LE INDOSSIAMO SOLO AD HALLOWEEN?</title>
		<link>https://federicabertelli.it/maschere-le-indossiamo-solo-ad-halloween/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 13:48:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[halloween]]></category>
		<category><![CDATA[maschere]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il personaggio interpretato dalla maschera funge da protezione ed aiuta a nascondere le proprie fragilità. Questo è normale ed anzi, adattivo. Diventa disfunzionale quando l’individuo resta troppo tempo con quella maschera addosso, rischiando di confondere il proprio volto con la maschera, quando è usata in modo massivo, in tutte le situazioni della vita, in altre parole, quando ci si identifica con quella maschera impedendole di esprimere la propria identità a causa della totale identificazione con essa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">La parola<em> persona</em> deriva dal latino </span><em style="text-align: justify;">per sonar</em><span style="text-align: justify;"> &#8211; per-sonare &#8211; parlare attraverso, e fa riferimento alla maschera utilizzata dagli attori teatrali, che serviva a dare all&#8217;attore le sembianze del personaggio che interpretava. Per essere credibili nella recita teatrale occorreva quini indossare una maschera. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Ogni giorno ognuno di noi sperimenta sé stesso in diversi contesti, da quello familiare, a quello lavorativo, sociale… c’è chi ha il ruolo del padre/madre, marito/moglie, medico o impiegato, amico, insomma ognuno può liberamente pensare ai molteplici ruoli che assume durante la propria giornata. Per ognuno di questi ambiti è richiesto un diverso comportamento, una diversa maschera: è chiaro che nel contesto lavorativo non ci si comporta come quando si è al bar con amici o nella propria intimità. Tutto ciò, ripeto è funzionale e adattivo: sarebbe inadeguato ad esempio dare ad un cliente appena conosciuto la confidenza che si da ad un amico o rapportarsi col proprio capo come ci si rapporta con il proprio figlio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Quando l’uso della maschera diventa disfunzionale?</p>
<p style="text-align: justify;">Le maschere di cui ho parlato sopra, devono essere usate in modo <strong>consapevole</strong> e <strong>non devono sopprimere la propria natura.</strong> Al contrario, <strong>devono aiutare a esprimerla</strong> nel modo migliore in quel contesto oppure a trattenerla, ma senza svilirla e solo per il tempo richiesto. L’uso della maschera diventa disfunzionale quando usata in <strong>modo massivo</strong>, in <strong>tutte le situazioni della vita</strong>, in altre parole, quando ci si <strong>identifica con quella maschera</strong> <strong>impedendole di </strong><strong>esprimere la propria identità</strong> a causa della totale identificazione con essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il personaggio interpretato dalla maschera funge da protezione ed aiuta a nascondere le proprie fragilità. Come ho scritto più volte, questo è assolutamente normale ed anzi, adattivo. Diventa <strong>disfunzionale quando l’individuo resta troppo tempo con quella maschera addosso</strong>, rischiando di <strong>confondere il proprio volto con la maschera</strong>: così, il personaggio fittizio si sostituisce a quello vero, vive la sua vita, ha comportamenti e convinzioni sue che soffocano le vere emozioni, capacità e doti dell’individuo.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Luigi Pirandello)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Perché ci si identifica con la propria maschera?</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che porta ad identificarsi con la propria maschera è la <strong>paura</strong>. Finchè si ha paura non è possibile esprimere la propria identità bensì un frammento. La paura fa mostrare al mondo qualcos&#8217;altro, qualcosa che necessita di essere continuamente alimentato. Anche se la maschera che si espone al mondo ha successo e riconoscimento, io cosa ottengo?  Non ottengo assolutamente nulla, perché il successo l’ha avuto la maschera ma io sono rimasto vuoto, povero interiormente. Qualunque successo è il successo di un’immagine, io rimango quello di prima anche se divento il presidente degli Stati Uniti. Da qui il senso di vuoto e la povertà interiore di chi si identifica con la maschera che indossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dovere di ognuno è <strong>diventare uno</strong>, far andare d’accordo le diverse maschere di sè senza permettere che una prenda il sopravvento su tutte: il dovere di ognuno è <strong>essere il regista dei differenti personaggi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu non sei le tue maschere, tu sei l’osservatore delle tue maschere!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ad un certo punto della vita occorre fermarsi e ripercorrere la propria storia per riconoscere quando si è iniziato a sopprimere troppo di sé stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Conoscersi non significa dirsi “io sono così, punto” ma dirsi: <strong>&#8220;ora in me c’è questo, tra poco ci sarà altro. Io sono quello che osserva il proprio evolversi&#8221;.</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Nessuno può mostrare troppo a lungo una faccia a sé stesso e un’altra alla gente senza finire col non sapere più quale sia quella vera. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Nathaniel Hawthorne)</em></p>
</blockquote>
<p>Se hai trovato interessante l&#8217;articolo, puoi approfondire leggendo <a href="http://psiche.org/articoli/carattere-destino/">IL TUO CARATTERE E&#8217; IL TUO DESTINO</a></p>
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		<title>MANIA DI CONTROLLO: COSA NASCONDE?</title>
		<link>https://federicabertelli.it/mania-di-controllo-cosa-nasconde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Aug 2019 11:51:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[mania]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Provare a tenere tutto sotto controllo è in realtà un tentativo di “rimediare” simbolicamente alla situazione in cui si è sentito di non averne. Paradossalmente sono proprio queste persone che si imbattono con maggiore frequenza in partner o circostanze difficili da tenere sotto controllo, come se inconsciamente volessero rivivere la situazione originaria in cui si sono sentiti impotenti ma decidendo loro il “finale”, un altro finale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A tutti è capitato di sentire il bisogno di controllare qualcosa o qualcuno: l’aver chiuso la porta di casa o dell’auto, aver spento il gas, aver adempito correttamente alle proprie mansioni lavorative oppure ancora al monitoraggio dell’ambiente circostante, di una o più persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa differenzia una normale tendenza al controllo  da una vera e propria mania di controllo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La differenza </strong>è data dalla<strong> quantità </strong>ed dal<strong> modo </strong>in cui si manifesta tale controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ciò avviene occasionalmente, magari durante periodi stressanti o in cui ci si sente maggiormente vulnerabili si può verosimilmente pensare ad un comportamento temporaneo, di passaggio che non influisce nella qualità della vita quotidiana. Diversamente, <strong>se è un comportamento che si manifesta regolarmente in uno o più ambiti della propria vita in modo intenso, sistematico influenzandone la qualità, possiamo pensare ad un tratto caratteriale piuttosto strutturato ed invalidante. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa induce una persona a voler controllare tutto e/o tutti?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sicuramente possiamo affermare che dietro la mania di controllo c’è il bisogno di sicurezza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chi controlla il partner, o cerca di controllare eventi, circostanze o manifesta eccessiva rigidità dinanzi a programmi prestabiliti cela aspetti di <strong>insicurezza</strong>. Sentirsi insicuri verso le proprie capacità, o verso le proprie capacità di riuscire a tollerare e provare certe emozioni porta a voler controllare il mondo esterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Se non posso controllare il mio mondo interno, cercherò di controllare quello esterno”</strong>, pensa la persona con manie di controllo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra i fattori che hanno contribuito a questa insicurezza personale </strong>possiamo pensare a situazioni in cui la persona si è sentita <strong>impotente, senza possibilità di agire. </strong>Questo può aver dato origine al<strong> senso di colpa, al sentirsi responsabili di quanto accaduto </strong>ed a far tutto quanto necessario affinché tale evenienza non si ripeta. Non sempre e non solo si tratta di eventi traumatici, spesso possono essere anche situazioni di lieve entità ma reiterate nel tempo o accadute nei primi anni di vita dove i sistemi emotivo e cognitivo non sono ancora “attrezzati” ad elaborare, a dare un senso a quanto sta accadendo e quindi a rispondere in modo funzionale. L’individuo, divenuto ormai adulto, vede nel controllo la sua protezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Provare a tenere tutto sotto controllo è in realtà un tentativo di “rimediare” simbolicamente alla situazione in cui hanno sentito di non averne. Paradossalmente sono proprio queste persone che si imbattono con maggiore frequenza in partner o circostanze difficili da tenere sotto controllo, come se inconsciamente volessero rivivere la situazione originaria in cui si sono sentiti impotenti ma decidendo loro il “finale”, un altro finale.</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Il solo potere al quale un uomo deve aspirare è quello che egli può esercitare su se stesso.”</em><br />
<em>(Elie Wiesel)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Cosa accade a livello fisico quando si controllare tutto?</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente questi comportamenti di controllo comportano un importante dispendio energetico che si traduce spesso in <strong>stanchezza</strong>. Il tenere sempre la soglia di vigilanza ad un livello elevato porta a lungo andare all’innalzamento dei livelli di cortisolo, adrenalina e noradrenalina, ormoni prodotti dal surrene su impulso del cervello;  la combinazione di questi tre elementi <strong>aumenta pressione sanguigna, glicemia e grassi nel sangue </strong>mettendo così a disposizione l’energia di cui il corpo necessita per mantenere alto il livello di vigilanza. In condizioni “normali” la maggiore produzione di cortisolo avviene prima del <strong>risveglio</strong><strong>,</strong> per fornire al corpo l’energia di cui ha bisogno, in caso di stress invece resta alto l’intera giornata comportando un costante livello di attivazione che ostacola il sonno e a lungo andare <strong>modifica il</strong> <strong>ritmo sonno-veglia</strong>, <strong>indebolisce il sistema immunitario</strong> creando terreno fertile per <strong>malattie cardiovascolari.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono le conseguenze a livello emotivo?</p>
<p style="text-align: justify;">A livello emotivo la ricerca del controllo porta ad una <strong>perdita</strong>. Perdita di tutto ciò che è fuori dalla scaletta prestabilita dal controllore che sarà sempre la stessa fatta di abitudini e schemi. Perdita della spontaneità, della curiosità verso il nuovo, e soprattutto perdita della capacità di adattamento ed emersione delle proprie risorse. Il voler controllare tutto inoltre si declina spesso in varie forme di <a href="https://federicabertelli.it/project/cura-ansia/">ansia. </a>L’<a href="https://federicabertelli.it/come-si-cura-lansia/">ansia</a> in questi casi origina proprio dalla possibilità che le cose non vadano come prestabilito o che la persona non si comporti secondo le aspettative. L’individuo in tali circostanze rischia di trovarsi spiazzato, non sapere come reagire e non riuscire a governare le emozioni che ne derivano proprio perché assolutamente impreparato a farlo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Abbiamo paura della vita, ecco perché cerchiamo di controllarla e dominarla.”</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Alexander Lowen)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">La mania di controllo è quindi un blocco: blocco di energia vitale, blocco di esperienza, blocco di creatività, in poche parole <strong>blocco di vita</strong>. Non è controllando ogni cosa che eviterai la sofferenza, ma è <strong>conoscendo, osservando ed elaborando le tue emozioni, i tuoi sentimenti che imparerai a restare, a tollerare la sofferenza e trovare in te le risorse per trasformarla e da essa emergere.</strong></p>
<p>Puoi approfondire l&#8217;argomento ANSIA cliccando ai seguenti link:</p>
<ul>
<li><a href="https://federicabertelli.it/project/cura-ansia/">https://federicabertelli.it/project/cura-ansia/</a></li>
<li><a href="_wp_link_placeholder" data-wplink-edit="true">https://federicabertelli.it/come-si-cura-lansia/</a></li>
</ul>
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