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	<title>Federica Bertelli &#8211; Psicologa a Padova</title>
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	<title>Federica Bertelli &#8211; Psicologa a Padova</title>
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		<title>SENSO DI COLPA: 5 MODI PER LIBERARSENE</title>
		<link>https://federicabertelli.it/senso-di-colpa-5-modi-per-liberarsene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jul 2022 20:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[senso di colpa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In tanti anni di professione ho ascoltato molte volte persone che non fanno ciò che vorrebbero per timore di causare del male a qualcuno e quindi provare senso di colpa. In breve, credono che se qualcuno soffra sia a causa loro. In realtà, quando una persona soffre non è mai per le vostre azioni ma per la sua reazione alle vostre azioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Scrivere questo articolo mi è doveroso.</p>
<p style="text-align: justify;">In tanti anni di professione ho ascoltato veramente molte, molte ed ancora molte volte persone che non fanno ciò che vorrebbero per timore di causare del male a qualcuno e quindi provare senso di colpa.</p>
<p style="text-align: justify;">In breve, <strong>credono che se qualcuno soffra sia a causa loro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">No, nel mondo reale non funziona così. Non siamo più a lezione di morale spiccia e bigotta da patronato di paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando una persona soffre non è mai, mai, mai per le vostre azioni ma per la sua <strong>reazione</strong> alle vostre azioni, ed ora ve lo illustrerò con un breve esempio a cui sono certa, molti hanno assistito o sono stati diretti protagonisti. Tre individui vengono lasciati: il primo reagisce piangendo e stando male perché aveva investito tutto su quella relazione, il secondo prova tristezza ma in breve tempo scopre di essersi privato di molte esperienze, il terzo si sente sollevato poiché anche lui avrebbe voluto interromperla ma non ne aveva il coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che tre individui reagiscano in modi differenti significa che <strong>la sofferenza deriva dall’interpretazione dell‘azione e non dall’azione stessa</strong>, sennò si sarebbero comportati tutti allo stesso modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo non è un invito a calpestare i sentimenti altrui, anzi, proprio perché sono tenuti in considerazione, si ha ancor più il dovere di essere completamente sinceri ed autentici. Diversamene si vivrà una vita finta, nella quale i propri desideri sono soffocati in virtù di false ideologie. Tutto quello che non è espresso si sposta sul corpo dando avvio ai disturbi psicosomatici legati alla repressione della rabbia (comune in chi ha sensi di colpa) come gastrite, ulcera, sfoghi cutanei, disturbi della pelle e problemi di pressione.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>In realtà sarebbe un arduo compito conciliare l’immagine che io ho di me stesso, con quella che altri si fanno di me. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Chi ha ragione? E chi è l’individuo reale?</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Carl Gustav Jung</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">COME LIBERARSI DAI SENSI DI COLPA?</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">Uscite dall’egocentrismo: non siete il dio Atlante che sorregge il mondo! È necessario abbandonare il personaggio con cui vi siete identificati, di quello bravo che sopporta tutto. Nel tentativo di non avere sensi di colpa ed essere “a posto con la coscienza”, create un danno a voi e agli altri poiché vi sostituite a loro privandoli della possibilità di elaborare disagi e frustrazioni.</li>
<li style="text-align: justify;">Iniziate a dire “NO!”: Spesso chi vive nei sensi di colpa non si concede nemmeno di pensare a quello che vorrebbe. Vive nell’idea che “voler bene” equivalga a tacere e accondiscendere al volere altrui ma più dite “si”, più gli altri alzeranno il tiro pretendendo ed aspettandosi sempre maggiore disponibilità e, appunto, facendovi sentire in colpa quando disattendete le loro aspettative.</li>
<li style="text-align: justify;">“Ama il prossimo tuo come te stesso” scriveva un grande Maestro. Ecco, è proprio quel “come te stesso” ad essere costantemente dimenticato. Relazionatevi sullo stesso paino delle altre persone, non dal piedistallo del “salvatore onnipotente”. In questo modo avrete la possibilità di farvi conoscere nella vostra autenticità.</li>
<li style="text-align: justify;">“Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione” scriveva James Russell! Avete il diritto di cambiare idea se le circostanze interne ed esterne non sono più in linea con i vostri bisogni e questa può rappresentare l’occasione per riprendere in mano la vostra vita.</li>
<li style="text-align: justify;">“È giusto? È sbagliato? Faccio bene o faccio male?”, è finito il tempo di queste domande. Osservate in silenzio gli eventi della vita senza far scattare subito il giudizio morale. Guardate le cose per come sono e non per come pensate che la gente vorrebbe fossero. Licenziate il vostro giudice interiore che, in quanto vostro, non potrà mai essere imparziale e quindi un bravo giudice.</li>
</ol>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">“<em>Quanto più siamo unilateralmente idealisti e coltiviamo il desiderio di perseguire sempre il bene e la giustizia, tanto più cooperiamo involontariamente con il male. Se invece provassimo a tenere conto anche del lato negativo potremmo evitare di essere improvvisamente sopraffatti dall’aspetto oscuro della vita. Se perseguire il bene potrà sempre rimanere il nostro fine, dovremo però diventare più modesti e sapere che se siamo troppo buoni costelliamo per compensazione l’aspetto distruttivo</em>”.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Marie-Louise Von Franz</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ricordate: ogni persona ha il proprio percorso e voi non potete né dovreste sostituirvi a lei.</p>
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		<title>COME TROVARE LA VERA PACE INTERIORE</title>
		<link>https://federicabertelli.it/come-trovare-la-vera-pace-interiore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 21:37:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rifugiarsi nel silenzio interiore, non significa solo non parlare, ma è la capacità di ascoltare il silenzio che è dentro di te. Significa creare lo spazio interiore per restare in ascolto di tutto ciò che va al di là delle parole. Prova ad immaginare la tua mente come le acque dell’oceano. La superfice può essere scossa da qualsiasi evento accada all’esterno, ma nella profondità, negli abissi sotterranei vige l’immobilità, la calma assoluta. È in questo luogo sicuro ed incontaminato che puoi trovare ristoro e protezione ogni volta che ne sentirai la necessità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come trovare la vera pace interiore?</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la domanda che si pongono molte persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto, tuttavia, non è <em>&#8220;come trovare la vera pace interiore&#8221;</em> ma &#8220;<em>dove trovare la vera pace interiore&#8221; </em>o, più precisamente, <em>dove</em> <em>ri-trovarla</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono consapevole che queste mie poche righe non potranno fornire una soluzione esaustiva per tutte le persone che leggono, ma nutro buone speranze che almeno una piccola percentuale, possa percepirle come una bagliore nel buio.</p>
<p style="text-align: justify;">Se stai leggendo questo articolo significa che ti trovi in una condizione di inquietudine, malessere, agitazione, o più semplicemente sei curioso. Avrai quindi impazienza di trovare risposta al tuo bisogno, qualunque esso sia. Perciò arriviamo al dunque: la vera pace interiore può essere trovata facendo una cosa apparentemente semplice ma che ha in sé il seme del cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò che occorre fare è scappare subito, il prima possibile e rifugiarti in un luogo sicuro! Non devi fare le valige e prendere il primo aereo, d&#8217;altra parte, proprio come scriveva Seneca &#8220;l&#8217;animo deve mutare non il cielo!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ritrovare la tua pace interiore, ciò che ti suggerisco di fare è rifugiarti in un posto talmente a portata di mano, da essere dato per scontato. Quel posto misterioso, magico e fatato è il tuo <strong>silenzio interiore.</strong> Rifugiarsi nel silenzio interiore, non significa solo non parlare, ma è la capacità di ascoltare il silenzio che è dentro di te. Significa <strong>creare lo spazio interiore per restare in ascolto di tutto ciò che va al di là delle parole.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prova ad immaginare la tua mente come le acque dell’oceano. La superfice può essere scossa da qualsiasi evento accada all’esterno, ma nella profondità, negli abissi sotterranei vige l’immobilità, la calma assoluta. È in questo luogo sicuro ed incontaminato che puoi trovare ristoro e protezione ogni volta che ne sentirai la necessità. Occorre addestrarsi a ristabilire un contatto con il proprio essere più profondo. Per rifugiarti nel silenzio interiore non è necessario isolarti dal mondo sociale, bensì restare in silenziosa presenza anche mentre parli con qualcuno o sei impegnato in altre attività. Significa sentire una vigile quiete di sottofondo mentre le cose accadono all’esterno.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Trova il tuo spazio silenzioso, il tuo spazio interiore. Coltivalo, nutrilo, fai di esso un bellissimo giardino. Visitalo ogniqualvolta ne senti la necessità e lascia che la divinità nascosta in esso emerga attraverso il silenzio”</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Corrado Debiasi “Il monaco che amava i gatti”)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Tutti abbiamo il nostro giardino interiore da coltivare e possiamo scegliere se piantare piccoli semi che diverranno rigogliosi fiori, o lasciarlo abbandonato ed infestato di erbacce. Ogni volta che ne sentirai il bisogno potrai rifugiati in esso, nella pura presenza, nel luogo sacro dove nulla può turbarci. L’anima si rivela nel silenzio, non nella confusione.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Ecco un modo per trovare lo spazio interiore: dite o pensate IO SONO senza aggiungere altro. Siate consapevoli del silenzio che segue IO SONO. Percepite la vostra presenza, l’essenza senza coperture. Non è intaccata dal concetto di giovane o vecchio, ricco o povero, buono o cattivo o altri attributi.”</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Eckhart Tolle “Un nuovo mondo”)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Inizialmente potrebbe non essere facile riuscire ad entrare in contatto col tuo silenzio interiore, col tuo giardino protetto. Quello che puoi fare è cominciare cercando un luogo silenzioso dove sederti nella posizione del loto o più semplicemente su una sedia, avendo cura di mantenere una postura rilassata ma eretta per non assopirti. Porta l’attenzione al respiro, all’aria che entra ed esce dal corpo, al petto e all’addome che si espandono e si contraggono mentre inspiri ed espiri. La consapevolezza del respiro sposta l’attenzione dai pensieri e crea spazio interiore poiché <strong>non è possibile pensare ed essere contemporaneamente consapevoli del vostro pensiero.</strong> Attraverso questo semplice esercizio ripetuto ogni giorno, ti addestrerai ad entrare in contatto con te stesso e riconnetterti con la tua pace interiore anche in mezzo alla confusione, anche nella peggiore delle giornate.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sempre, non devi credere a me ma sperimentare!</p>
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		<title>USCIRE DALLA ZONA DI COMFORT? DIPENDE</title>
		<link>https://federicabertelli.it/uscire-dalla-zona-di-comfort-dipende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Oct 2021 17:45:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Talvolta, prima di uscire dalla propria zona di comfort, occorre chiedersi se non sia il proprio modo di vedere le cose a dover cambiare. Il vero cambiamento non può mai avere origini all’esterno, perché sarà solo un cambiamento superficiale. La vera uscita dalla zona di comfort, è l’uscita da una mentalità ormai stagnante che impedisce la crescita: a quel punto, la situazione esterna diverrà una naturale conseguenza di quella interna.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi tempi si sente spesso parlare di “zona di comfort” o “comfort zone” all’inglese, demonizzandola ed invitando in modo diretto o più subliminale, ad abbandonarla. La zona di comfort è quello spazio sia fisico sia emotivo nel quale ci si sente protetti e dove i livelli di ansia sono nulli o minimi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella mia esperienza di psicoterapeuta ma anche al di fuori della mia professione, vedo spesso persone che verbalmente dicono di voler cambiare, si dichiarano motivate ed intraprendono vere e proprie azioni in questa direzione: c’è chi cambia lavoro, chi lascia il partner, chi cambia casa o addirittura città o chi, più semplicemente, si iscrive a un nuovo corso o cambia stile di vita e abitudini. Tutte queste iniziative sono intraprese per uscire dalla propria zona di comfort che, evidentemente, ha iniziato a generare più insoddisfazione che piacere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attenzione: passare dalla comfort zone alla danger zone è un attimo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Molti, non appena escono dalla propria zona di comfort si trovano spaesati, inermi e con quantitativi d’ansia notevoli, nonostante fino a qualche tempo prima avessero impegnato gran parte delle loro energie in quell’obiettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Cos’è accaduto?</p>
<p style="text-align: justify;">Semplicemente hanno fatto i conti senza l’oste!</p>
<p style="text-align: justify;">L’oste, in questo caso, è il loro inconscio, le loro parti più radicate come le credenze, valori, paure, bisogni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sto dicendo che si è condannati a rimanere intrappolati nella situazione attuale o che non bisogna cambiare. Dico che occorre fermarsi e domandarsi se si hanno le conoscenze ed i mezzi per uscire dalla zona di comfort e soprattutto, <strong>qual è il proprio ruolo nell’aver fatto sì che diventasse un posto da cui voler uscire</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cambiare situazione talvolta può essere uno specchietto per le allodole, un modo per scappare ed evitare di andare a fondo su quale sia la vera causa del proprio disagio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“L’animo deve mutare, non il cielo”, scriveva Seneca all’amico Lucilio, stupito che i propri viaggi non gli fossero serviti a eliminare la tristezza che lo affliggeva.</p>
<p style="text-align: justify;">Sei sicuro che sia la tua situazione esterna a dover cambiare?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Talvolta, prima di trasformare in azione un bisogno, occorre chiedersi se non sia il proprio modo di vedere le cose a dover cambiare.</strong> Il vero cambiamento non può mai avere origini all’esterno, perché sarà solo un cambiamento superficiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vera uscita dalla zona di comfort, è l’uscita da una mentalità ormai stagnante che impedisce la crescita: a quel punto, la situazione esterna diverrà una naturale conseguenza di quella interna.</strong></p>
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		<item>
		<title>3 PREZIOSI CONSIGLI PER USCIRE DALLA SOFFERENZA</title>
		<link>https://federicabertelli.it/3-preziosi-consigli-per-uscire-dalla-sofferenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2021 17:43:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[sofferenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sofferenza ci dà la preziosa opportunità di conoscerci meglio, di evolvere, di crescere, a patto che l’accettiamo, pena la sua continua riproposizione. La vita è una maestra così brava, che se non hai capito la lezione te la ripete.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mio lavoro ho a che fare quotidianamente con la sofferenza. Spesso le persone arrivano al primo colloquio con il desiderio di smettere di soffrire velocemente e possibilmente, indolore!</p>
<p style="text-align: justify;">Se avessi la bacchetta magica la userei volentieri per esaudire questa richiesta. Eliminare con un tocco ed una formula mistica tutta la sofferenza che si è creata in anni di non attenzione alla propria mente&#8230; servirebbe a qualcosa? Assolutamente a nulla, così come &#8211; statistiche alla mano &#8211; chi vince alla lotteria dopo un certo periodo si ritrova spesso più povero di prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa puoi fare allora arrivato a questo punto? Come puoi affrontare la sofferenza visto che non puoi cambiare il tuo passato? É vero non possiamo cambiare il passato, come mi dicono molti pazienti, però, rispondo io, possiamo agire sul  presente per cambiare il futuro. <strong>Il futuro ha buone probabilità di essere come il tuo passato se non vivi consapevolmente il tuo presente.</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.” </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Hermann Hesse)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Voglio darti tre preziosi ed utili consigli per affrontare ed uscire dalla sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><u><strong>1. </strong> Accettarla: </u>Probabilmente avevi aspettative rispetto ad una situazione o persona e le cose non sono andate come speravi. Questo attrito, questa divergenza della situazione attuale da quella sperata ha creato sofferenza e rifiuto della situazione presente “non doveva andare così”, “perché proprio a me”. In altre parole: <strong>stai rifiutando la situazione presente</strong> <strong>e vorresti cambiarla</strong>, subito possibilmente.<strong> Accettare non significa subire passivamente, sopportare, bensì viverla attivamente, accoglierla, cavalcarla. Chiedersi che funzione ha nella tua vita, cosa  ti sta comunicando. </strong>Forse che non stavi vivendo pienamente? Forse che ti eri adagiato ad un&#8217;esistenza ciclica fatta di noia e routine?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em style="text-align: justify;">&#8220;Non fuggire via dal dolore.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Lascia che la tua anima entri nel dolore a cercare un rimedio,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>poiché la rosa è cresciuta con la spina e il rubino proviene da una pietra</em><em>” </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(</em><em>Rumi)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><u>2. Attraversarla:</u> ogni giorno quando esci di casa per andare dove desideri, <strong>attraversi la strada che spesso è trafficata o pericolosa, ma devi farlo se vuoi arrivare a destinazione.</strong> Il rimedio alla sofferenza è quindi <strong>passarci attraverso, entrarci</strong>, <strong>guardarla in faccia</strong> ed <strong>accettarla completamente, senza riserve.</strong> La comune tendenza è cercare di allontanarla immediatamente. Spesso ci si rifiuta di vivere la situazione e si viene totalmente vissuti e da essa, proprio come l’onda del mare che ci travolge e trasporta dove va la corrente.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“La maggior parte della sofferenza umana è inutile. Ce la infliggiamo da soli fino a quando, a nostra insaputa, si lascia che la mente prenda il controllo della nostra vita.”</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Eckhart Tolle)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Dove siamo noi in tutto questo? Scompariamo negli abissi del mare della disperazione, diveniamo burattini senza il minimo potere di scelta, se non l’azione sterile e meccanica a cui si è abituati: il lamento, l’incolpare un mondo cattivo, un capo cattivo, una sorte avversa, la sfortuna e ancora e ancora&#8230; <strong>Il dolore, la sofferenza non sono nostri nemici, ma i nostri più grandi alleati.  </strong>Avete imparato di più nei momenti difficili della vostra vita, o quando andava tutto bene? <strong>La sofferenza ci dà la preziosa opportunità di conoscerci meglio, di evolvere, di crescere, a patto che l’accettiamo, pena la sua continua riproposizione. La vita è una maestra così brava, che se non hai capito la lezione te la ripete.</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Coloro che non imparano niente dai fatti sgradevoli della propria vita costringono la coscienza cosmica a riprodurli tante volte quanto sarà necessario per imparare ciò che insegna il dramma ch’è accaduto. Quello che neghi ti sottomette, quello che accetti ti trasforma”</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Carl Gustav Jung)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><u><strong>3.</strong> Distacco:</u> non significa negare il problema, non vederlo o distrarsi fingendo che vada tutto bene. Distacco significa guardare la situazione dall’esterno, esattamente come accade quando stai guardando un film. Non ti identifichi con la situazione, ma ne diventi testimone osservatore. Solo così puoi esserti davvero utile, solo così puoi decidere di trasformare il tuo dolore prima che sia lui a trasformare te. Più diveniamo capaci di guardare con distacco le difficoltà, meno dolorose esse ci appariranno. Dolore ed identificazione viaggiano di pari passo. <strong>Proviamo dolore nella misura in cui rifiutiamo il dolore stesso, </strong>nella misura in cui la situazione attuale differisce dalle nostre aspettative. &#8220;Non doveva andare così non è giusto.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’accettazione è la via d’uscita. La cura per il dolore è nel dolore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraversa il dolore e da esso rinasci.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.” </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Marie von Ebner-Eschenbach)</em></p>
</blockquote>
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		<item>
		<title>COME GESTIRE LE EMOZIONI NEGATIVE?</title>
		<link>https://federicabertelli.it/come-gestire-le-emozioni-negative/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2021 19:09:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni negative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’emozione negativa non riguarda mai la presenza o l’assenza di una particolare condizione, altrimenti davanti alla stessa circostanza avrebbero tutti la stessa reazione: essa riguarda invece la propria realtà interna, i propri condizionamenti, credenze, i propri automatismi! Il vostro modo di vedere il mondo è l’unico responsabile della vostra sofferenza.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Prima di pensare a come gestire le emozioni negative, chiediamoci <strong>perché stiamo provando delle emozioni negative.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono certa che ognuno di voi ha valide motivazioni per provare emozioni negative: chi per una brutta giornata, chi per un collega, per l’auto che da problemi, carenza di denaro, timore di essere abbandonati dal partner, un lavoro che non soddisfa&#8230;. e la lista potrebbe continuare ancora e ancora.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Cos’è che accomuna tutte queste cause?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il comune denominatore di tutti gli innumerevoli motivi che possono spingere a provare un’emozione negativa è che <strong>la responsabilità è data all’esterno! </strong><strong>É sempre colpa di qualcuno o qualcosa!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo convinti che le nostre emozioni negative abbiano la loro origine in un evento esterno a noi, e siamo certi che se cambiasse la situazione non proveremmo più quell’emozione negativa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo proprio sicuri che sia così? Il fatto che sia sempre stato così e che per tutti sia così non vuol dire che sia effettivamente così!</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è proprio l’ostacolo mentale più grosso da superare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’emozione negativa non riguarda mai la presenza o l’assenza di una particolare condizione, altrimenti davanti alla stessa circostanza avrebbero tutti la stessa reazione:</strong> essa <strong>riguarda invece la propria realtà interna, i propri condizionamenti, credenze, i propri automatismi!</strong> Il vostro modo di vedere il mondo è l’unico responsabile della vostra sofferenza. Anche se riusciste a mutare la situazione esterna, ma i vostri schemi mentali rimangono gli stessi, prima o poi ricreerete intorno a voi una situazione analoga, nella quale sperimenterete le stesse emozioni negative.</p>
<p style="text-align: justify;">Se qualcosa ti dà fastidio, sei tu ad avere un problema! La persona o la situazione non c’entrano nulla, l’hanno solo messo in luce (questo non significa che non devi allontanarti da ciò che non ti fa stare bene, bensì che dovresti farlo con consapevolezza e non come reazione).</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa possiamo fare allora quando proviamo un’emozione negativa?</p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa da fare è <strong>non esternarla</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non pronunciare frasi o compiere azioni dettate dal disagio o dal fastidio. </strong>Esternare l’emozione negativa è comportamento comune, che avviene in modo quasi meccanico come meccanica è la sua comparsa. Hai scelto tu di provare fastidio? Hai scelto tu di arrabbiarti? Nella maggior parte dei casi la risposta sarà no! L’emozione negativa è una parte preziosa di te, un’irripetibile insegnante! Dovresti darti il tempo per osservarla anziché esternarla attraverso il lamento o l’accusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per fare tutto questo però devi <strong>essere presente a te stesso</strong>. Alcune volte non è nemmeno la situazione che credi ti stia dando fastidio a creare fastidio, ma la sua associazione automatica con qualche altro evento o persona della tua vita. Perciò è di vitale importanza <strong>essere attenti</strong> ed <strong>aspettare prima di rispondere al fastidio, prima di “scaricare” l‘emozione negativa in un’azione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Attenzione però: <strong>Non esternare non significa reprimere!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cavalca la tigre!</strong> Ovvero cavalca l’emozione negativa, dominala, tienila sotto controllo, famigliarizza con essa, falla tua prima che sia lei a farti suo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Non voglio essere in balia delle mie emozioni. Voglio servirmene, goderle e dominarle.”</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Oscar Wilde)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Solo in un secondo momento, ed a mente lucida e calma potrai agire. Ecco allora che la tua azione sarà pensata, ragionata, pulita. Reagendo immediatamente, esternando senza filtro le emozioni negative ne risulteranno reazioni scomposte, confuse, che per la maggior parte di volte creeranno più danni che beneficio, a voi ed all’ambiente circostante.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong><em>“Le conseguenze della rabbia sono</em></strong><em> molto più gravi delle sue cause.”</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>(</em></strong><em>Marco Aurelio)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Per concludere, come insegnò lo stesso Buddha 2500 anni fa: <strong>nella mente ha origine la sofferenza, nella mente ha origine la cessazione della sofferenza.</strong></p>
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		<title>CINQUE COSE DA FARE DAVANTI AD UN PROBLEMA</title>
		<link>https://federicabertelli.it/cinque-cose-da-fare-davanti-ad-un-problema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 19:42:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[pace mentale]]></category>
		<category><![CDATA[problemi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos’è un problema? Un problema è tutto ciò che impedisce alla situazione di essere come TU l’avevi immaginata. Ciò che per te è un problema, per chi ha programmato la situazione in modo differente, non  lo è. Facciamo un esempio che probabilmente è accaduto a molti: siete in coda al supermercato ed avete molta fretta. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cos’è un problema?</p>
<p style="text-align: justify;">Un problema è tutto ciò che impedisce alla situazione di essere come TU l’avevi immaginata. Ciò che per te è un problema, per chi ha programmato la situazione in modo differente, non  lo è.</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo un esempio che probabilmente è accaduto a molti: siete in coda al supermercato ed avete molta fretta. La persona davanti a voi non ha messo il codice sulla frutta, un altro ha dimenticato un prodotto ed è tornato indietro a prenderlo, qualcun altro ancora deve passare tutti i buoni pasto etc… e la coda avanza lentamente. Dentro di voi probabilmente sale una sensazione di insofferenza e nervosismo che vi rende agitati ed irrequieti. Chiediamoci: restare in coda sarebbe stato un problema se non aveste avuto fretta, o se accanto a voi ci fosse stata la persona dei vostri sogni con cui state amorevolmente parlando e scambiando effusioni? Probabilmente no.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo accade proprio perché <strong>non siete innervositi per la situazione, ma perché la situazione non è come avevate immaginato: </strong>pensavate di prendere due cose al supermercato ed uscire in pochi minuti, invece vi ritrovate a perderne venti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando qualcosa non va come lo avevamo immaginato, diventa un problema!</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora cinque cose da fare:</p>
<p style="text-align: justify;">1) PENSA PRIMA DI AGIRE! Sembra un&#8217;ovvietà ma la maggior parte delle persone davanti ad problema tende a passare immediatamente all&#8217;azione. Agire sotto la spinta delle emozioni non è mai prudente. Prima di compiere qualsiasi azione, rifugiati nel silenzio dentro di te, prenditi del tempo per ragionare, fai dei respiri profondi e chiediti: quello che sto facendo o dicendo è in armonia con il mio desiderio di essere felice e non sperimentare sofferenza? Cosa produrranno queste mie azioni?</p>
<p style="text-align: justify;">2)  ACCETTAZIONE: a<strong>ccettare la presenza di un problema non significa subire passivamente </strong>bensì smettere di guardare il passato, smettere di restare fermi a come avremmo voluto che le cose andassero e direzionare la nostra attenzione sul presente, a come le cose sono e cosa possiamo fare con le risorse a disposizione. Questo è un passo fondamentale che permette di direzionare energia nella soluzione. <strong>Quando non accettiamo rimaniamo intrappolati e non riusciamo ad andare oltre.</strong> Accettare vuol dire comprendere e rispettare di vivere in un mondo interdipendente nel quale <strong>non abbiamo il controllo degli eventi ma solo della nostra reazione ad essi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">3) RIPARTIRE DA ZERO: <strong>abbandoniamo l’idea fissa di come avremmo voluto che le cose fossero andate</strong>, eliminiamo i “ma”, i “se” ed i “però” e chiediamoci <strong>cosa possiamo fare in questo momento con le risorse che abbiamo.</strong> Talvolta la soluzione ad un problema è cambiare il progetto che avevamo e stravolgere tutto! Può accadere di rendersi conto che le condizioni sono cambiate e che è<strong> inutile continuare a sbattere la testa su un muro sperando diventi una porta.</strong> Questo significa vedere la realtà con occhi e mente aperti. Quando si accetta che le cose non sono come avremmo voluto, automaticamente si libera spazio da un progetto che non è più funzionale e si lascia spazio alla soluzione che talvolta arriva spontaneamente. Ciò che spesso fanno le persone è invece pensare e ripensare a come sarebbero dovute andare le cose, a perché è successo questo e non quell’altro, oppure cercando un colpevole, un capro espiatorio… ma così facendo la perdita di tempo ed energie è assicurata! Quando lasciamo andare l’idea che avevamo, gran parte del problema non c’è più!</p>
<p style="text-align: justify;">4) OTTIMISMO: Credere che una soluzione sia possibile e se non sarà in un modo sarà in un altro! Per far ciò è però necessario conoscere ed avere una chiara e reale visione delle proprie risorse. Quindi ritorno a specificare la domanda da porsi: cosa posso fare con le risorse che ho oggi? Non con quelle che avrei dovuto avere se questo fosse accaduto o se domani le cose andranno meglio… no! Con le risorse che ho a disposizione oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">5) PERSEVERANZA: Pur muniti di tutto l’ottimismo e risorse è bene essere consapevoli che talvolta ci vorrà sforzo, impegno e costanza.</p>
<p style="text-align: justify;">La carta vincente di fronte ad un problema è quindi <strong>tenere la mente aperta a diverse possibilità</strong>, e <strong>non fissarsi con un pensiero ottuso e rigido su ciò che avremmo voluto o su chi dare la colpa del problema.</strong> Trovare un colpevole aiuterà a trovare la soluzione? No, avrai ancora il tuo problema ed un nome da incolpare, e allora?</p>
<p style="text-align: justify;">Nella vita puoi essere felice o avere ragione e se vuoi essere felice, poco ti importa di avere e dimostrare che tu hai ragione e l’altro ha torto.</p>
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		<title>#NONANDRÀTUTTOBENE</title>
		<link>https://federicabertelli.it/nonandratuttobene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 10:05:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[#andràtuttobene]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla prima volta che ho visto la scritta #andràtuttobene sono rimasta alquanto perplessa. Un po’ come nascondere la spazzatura in casa, ho pensato! Posso spruzzare del profumo e per qualche giorno convincermi di vivere in una casa pulita. Ciò non toglie che ho pur sempre della spazzatura in casa e che arriverà il momento in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dalla prima volta che ho visto la scritta #andràtuttobene sono rimasta alquanto perplessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Un po’ come nascondere la spazzatura in casa, ho pensato! Posso spruzzare del profumo e per qualche giorno convincermi di vivere in una casa pulita. Ciò non toglie che ho pur sempre della spazzatura in casa e che arriverà il momento in cui il profumo non riuscirà a coprire il cattivo odore e dovrò accettare che non sto vivendo in una casa pulita!</p>
<p style="text-align: justify;">Arriverà il giorno allora in cui ci si sveglierà e capirà che l’arcobaleno con la scritta #andràtuttobene non era altro che il profumo che copriva la puzza, in questo caso la angosciosa realtà. Per quanto nobile ed ammirabile sia l’intenzione di dare un messaggio di speranza e positività in questo momento così drammatico, esso potrebbe tuttavia essere fuorviante.</p>
<p style="text-align: justify;">Non andrà tutto bene! É inutile fingere.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia è stata serrata non solo a causa del Coronavirus ma anche per una gestione superficiale nelle fasi iniziali dell’emergenza. A fare il resto ci ha pensato una modalità di informazione ridondante ed allarmistica che ha generato panico riversatosi in tempi estremamente brevi su un Sistema Sanitario impreparato a rispondere ad un’emergenza estremamente ampia, anche a causa  dei <strong>37 miliardi di tagli al Servizio Sanitario nazionale tra il 2010 e il 2019.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente, a seguito della chiusura scaglionata delle attività produttive che vede tra le sue eccezioni i monopoli di Stato come giornali, gratta&amp;vinci vari e sigarette (che stando alle statistiche fanno molti più morti del Covid-19), l’economia si è fermata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ innegabile che la maggior parte dei settori risentiranno di questo periodo ed altrettante famiglie avvertiranno un clima di incertezza sul proprio futuro lavorativo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Provo a fare la chiaroveggente e prevedere <strong>cosa accadrà dopo che i reparti di terapia intensiva si saranno svuotati?</strong> Provo ad indovinare cosa accadrà quando con un magico discorso in tv decreteranno la fine dello stato di emergenza?</p>
<p style="text-align: justify;">Potrebbe accadere, e spero di sbagliarmi, che si riempiranno i reparti di salute mentale. <strong>Sono già in aumento i TSO (trattamenti sanitari obbligatori), gli accessi ai servizi psichiatrici e le violenze domestiche in casa. Le conseguenze sanitarie di questo periodo d’emergenza si faranno sentire per mesi e mesi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quindi non andrà tutto bene, proprio per nulla, se non consideriamo anche l’impatto psicologico che un periodo di stress e paura prolungati ha sulle persone.</strong> La paura attiva il sistema nervoso simpatico, il quale mette in circolo ormoni (tra cui adrenalina, noradrenalina e cortisolo, detti ormoni dello stress) che abbassano le difese immunitarie predisponendo il corpo a reagire anche diversi mesi dopo la scomparsa dello stimolo che l’ha scatenata. La paura si imprime nella psiche mantenendo il corpo in un continuo stato d’allerta.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove finiranno le immagini gentilmente offerte dai telegiornali in cui file di bare percorrono le città? Che effetto avranno avuto sugli anziani o su soggetti mentalmente in difficoltà o, peggio, sui bambini? <strong>Scene di persone che piangono i propri morti, interviste a medici sfiniti e sconvolti. Insomma, a qualsiasi ora su qualsiasi rete si è sottoposti ad un vero e proprio bombardamento di immagini catastrofiche, un vero e proprio bollettino di guerra che distorce ed amplifica il rischio percepito. Contemporaneamente ci si alterna tra medici che minimizzano ed altri che drammatizzano.</strong> E i numeri sbandierati come fossimo alla tombola di capodanno? “Oggi, 3000 nuovi contagi e 683 morti”. Stiamo parlando di vite umane, di salute fisica e mentale, di terrorismo psicologico basato su stime. Non sono i numeri del bingo! <strong>Queste immagini, questa atmosfera di terrore ed invasione può slatentizzare, attivare o ri-attivare aspetti deboli e sopiti delle persone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A buon diritto è quindi possibile ipotizzare che nei prossimi mesi vi sarà un <strong>aumento esponenziale dei suicidi, delle problematiche d’ansia, disturbi post traumatici da stress, delle dipendenze, delle depressioni, dei disturbi ossessivo-compulsivi, paranoidei e di comportamenti violenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quindi #nonandràtuttobene se non prendiamo in considerazione anche gli aspetti psicologici, psicopatologici e psichiatrici coinvolti in questa pandemia. Non andrà tutto bene perché <strong>non tutti hanno le risorse per gestire uno stress emotivo prolungato di tale entità. Ci sono tante persone già provate psicologicamente che si sono trovate ad affrontare un problema più grande di loro. Chi pagherà per i danni psicologici arrecati alle menti più fragili? Chi pagherà per coloro che non hanno le conoscenze o i mezzi per chiedere aiuto?</strong></p>
<p><strong>Serve un&#8217;informazione che sia il più possibile chiara, coerente, rispettosa e tutelante verso gli anziani, i bambini e tutte le persone in difficoltà altrimenti le conseguenze potrebbero essere ben peggiori delle cause.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quindi ok #iorestoacasa ma non ci sono le premesse affinchè #andràtuttobene.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>La peste aveva ricoperto ogni cosa: non vi erano più destini individuali, ma una storia collettiva, la peste, e dei sentimenti condivisi da tutti.</em><br />
<em>(Albert Camus, La peste)</em></p>
</blockquote>
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		<title>SE VAI IN PALESTRA SEI FIGO, SE VAI DALLO PSICOLOGO SEI SFIGATO!</title>
		<link>https://federicabertelli.it/se-vai-in-palestra-sei-figo-se-vai-dallo-psicologo-sei-sfigato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 13:54:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esattamente come in palestra non va solo chi ha problemi di peso ma anche chi vuole tenersi in allenamento, tonico e in forma, anche dallo psicologo non va solo chi “ha problemi” ma anche chi vuole prendersi cura di sé stesso, approfondire la propria conoscenza oppure, effettivamente comprendere e risolvere degli aspetti di se stesso che gli creano disagio o che interferiscono con il sereno svolgimento della propria quotidianità.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo articolo nasce dall’osservazione del mondo esterno e da quello che spesso mi viene riportato in sede di primo colloquio.</p>
<p style="text-align: justify;">Vivere nel 2020 in un paese industrializzato ed all’avanguardia in molti campi, non è bastato ad adombrare, almeno non del tutto, il pregiudizio sociale nei confronti della figura dello psicologo. Nell’immaginario collettivo sembra infatti che dallo psicologo ci vada il matto, tanto che spesso si sente la battuta “fatti vedere da uno bravo!”. Così chi ci va prova spesso un senso di vergogna percepibile talvolta sin dal primo contatto telefonico. Questo pregiudizio presente a livello cosciente ma talvolta anche inconscio, porta le persone a <strong>prendere tempo prima di decidere se andare o no</strong>, poiché si guardano allo specchio e, per quanto possano vivere un periodo difficile, non si reputano poi così matte da dover farsi aiutare.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutt’altra storia invece quando guardandosi allo specchio si nota qualche chiletto in più o che il proprio corpo non è poi così tonico; in questo caso la decisione appare subito meno sofferta. Un bell’abbonamento in palestra e tutto passa! Credo infatti che nessuno al momento dell’iscrizione in palestra provi imbarazzo o che nel tragitto nasconda la borsa sportiva per la vergogna.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa succede allora? Perché se vuoi prenderti cura della tua mente sei considerato “uno che ha problemi” e se vuoi prenderti cura del tuo corpo invece sei “ok”, “sei uno che ci tiene alla salute”, “sei dinamico, determinato”?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credo si tratti di ignoranza. Ignoranza intesa come non conoscenza di cosa avviene da uno psicologo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esattamente come in palestra non va solo chi ha problemi di peso ma anche chi vuole tenersi in allenamento, tonico e in forma, anche <strong>dallo psicologo non va solo chi “ha problemi” ma anche chi vuole prendersi cura di sé stesso, approfondire la propria conoscenza oppure, effettivamente comprendere e risolvere degli aspetti di se stesso che gli creano disagio o che interferiscono con il sereno svolgimento della propria quotidianità.</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Carl Gustav Jung)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi investe tempo e soldi in palestra non è più forte o più ok di chi investe tempo e soldi dallo psicologo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, i risultati della palestra, se eseguita con costanza ed affiancata ad un sano regime alimentare, sono tangibili, i chili sulla bilancia sono numeri, gli abiti che stanno meglio sono elementi concreti, che si possono toccare con mano e sono sotto gli occhi di tutti ed è innegabile che faccia piacere pure ricevere qualche complimento sui propri progressi!</p>
<p style="text-align: justify;">Andare dallo psicologo non porta invece risultati visibili al primo colpo d’occhio! Nessuno passeggiando per la strada si girerà a guardarti e dirti “che bella mente che hai!”. Chi va dallo psicologo non lo fa per essere “socialmente apprezzato” o per essere accettato dagli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi va dallo psicologo lo fa principalmente per sé stesso: il fatto che inevitabilmente questo avrà effetti anche sulle sue relazioni affettive e sociale, è un effetto collaterale della terapia, ma senz’altro non la motivazione principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Più conosciamo noi stessi, più saremo responsabili delle nostre scelte e non in balia del nostro passato o delle circostanze, e soprattutto piu conosciamo noi stessi e meno ripeteremo ciclicamente gli stessi percorsi disfunzionali o meno intraprenderemo relazioni affettive basate sul bisogno o sulla dipendenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prendersi cura della propria mente, osservarsi, mettere le mani nei propri inferi è un profondissimo atto di volontà e forza ammirabile tanto quanto chi completa una lunga sessione di allenamento o una maratona.</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi, ”riparare i guasti”, riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta di una strada impervia, ma è l’unica che ci dia la possibilità di abbandonare la prigione invisibile – e tuttavia così crudele – dell’infanzia e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Alice Miller)</em></p>
</blockquote>
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			</item>
		<item>
		<title>MASCHERE: LE INDOSSIAMO SOLO AD HALLOWEEN?</title>
		<link>https://federicabertelli.it/maschere-le-indossiamo-solo-ad-halloween/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ideasmart]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2019 13:48:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[halloween]]></category>
		<category><![CDATA[maschere]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il personaggio interpretato dalla maschera funge da protezione ed aiuta a nascondere le proprie fragilità. Questo è normale ed anzi, adattivo. Diventa disfunzionale quando l’individuo resta troppo tempo con quella maschera addosso, rischiando di confondere il proprio volto con la maschera, quando è usata in modo massivo, in tutte le situazioni della vita, in altre parole, quando ci si identifica con quella maschera impedendole di esprimere la propria identità a causa della totale identificazione con essa.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">La parola<em> persona</em> deriva dal latino </span><em style="text-align: justify;">per sonar</em><span style="text-align: justify;"> &#8211; per-sonare &#8211; parlare attraverso, e fa riferimento alla maschera utilizzata dagli attori teatrali, che serviva a dare all&#8217;attore le sembianze del personaggio che interpretava. Per essere credibili nella recita teatrale occorreva quini indossare una maschera. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Ogni giorno ognuno di noi sperimenta sé stesso in diversi contesti, da quello familiare, a quello lavorativo, sociale… c’è chi ha il ruolo del padre/madre, marito/moglie, medico o impiegato, amico, insomma ognuno può liberamente pensare ai molteplici ruoli che assume durante la propria giornata. Per ognuno di questi ambiti è richiesto un diverso comportamento, una diversa maschera: è chiaro che nel contesto lavorativo non ci si comporta come quando si è al bar con amici o nella propria intimità. Tutto ciò, ripeto è funzionale e adattivo: sarebbe inadeguato ad esempio dare ad un cliente appena conosciuto la confidenza che si da ad un amico o rapportarsi col proprio capo come ci si rapporta con il proprio figlio.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Quando l’uso della maschera diventa disfunzionale?</p>
<p style="text-align: justify;">Le maschere di cui ho parlato sopra, devono essere usate in modo <strong>consapevole</strong> e <strong>non devono sopprimere la propria natura.</strong> Al contrario, <strong>devono aiutare a esprimerla</strong> nel modo migliore in quel contesto oppure a trattenerla, ma senza svilirla e solo per il tempo richiesto. L’uso della maschera diventa disfunzionale quando usata in <strong>modo massivo</strong>, in <strong>tutte le situazioni della vita</strong>, in altre parole, quando ci si <strong>identifica con quella maschera</strong> <strong>impedendole di </strong><strong>esprimere la propria identità</strong> a causa della totale identificazione con essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il personaggio interpretato dalla maschera funge da protezione ed aiuta a nascondere le proprie fragilità. Come ho scritto più volte, questo è assolutamente normale ed anzi, adattivo. Diventa <strong>disfunzionale quando l’individuo resta troppo tempo con quella maschera addosso</strong>, rischiando di <strong>confondere il proprio volto con la maschera</strong>: così, il personaggio fittizio si sostituisce a quello vero, vive la sua vita, ha comportamenti e convinzioni sue che soffocano le vere emozioni, capacità e doti dell’individuo.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Luigi Pirandello)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Perché ci si identifica con la propria maschera?</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che porta ad identificarsi con la propria maschera è la <strong>paura</strong>. Finchè si ha paura non è possibile esprimere la propria identità bensì un frammento. La paura fa mostrare al mondo qualcos&#8217;altro, qualcosa che necessita di essere continuamente alimentato. Anche se la maschera che si espone al mondo ha successo e riconoscimento, io cosa ottengo?  Non ottengo assolutamente nulla, perché il successo l’ha avuto la maschera ma io sono rimasto vuoto, povero interiormente. Qualunque successo è il successo di un’immagine, io rimango quello di prima anche se divento il presidente degli Stati Uniti. Da qui il senso di vuoto e la povertà interiore di chi si identifica con la maschera che indossa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dovere di ognuno è <strong>diventare uno</strong>, far andare d’accordo le diverse maschere di sè senza permettere che una prenda il sopravvento su tutte: il dovere di ognuno è <strong>essere il regista dei differenti personaggi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu non sei le tue maschere, tu sei l’osservatore delle tue maschere!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ad un certo punto della vita occorre fermarsi e ripercorrere la propria storia per riconoscere quando si è iniziato a sopprimere troppo di sé stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Conoscersi non significa dirsi “io sono così, punto” ma dirsi: <strong>&#8220;ora in me c’è questo, tra poco ci sarà altro. Io sono quello che osserva il proprio evolversi&#8221;.</strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Nessuno può mostrare troppo a lungo una faccia a sé stesso e un’altra alla gente senza finire col non sapere più quale sia quella vera. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Nathaniel Hawthorne)</em></p>
</blockquote>
<p>Se hai trovato interessante l&#8217;articolo, puoi approfondire leggendo <a href="http://psiche.org/articoli/carattere-destino/">IL TUO CARATTERE E&#8217; IL TUO DESTINO</a></p>
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		<title>DEPRESSIONE AUTUNNALE: SIMBOLO DI RINASCITA</title>
		<link>https://federicabertelli.it/depressione-autunnale-simbolo-di-rinascita/</link>
		
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		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 14:36:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[depressione autunnale]]></category>
		<category><![CDATA[depressione stagionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’autunno non è solo una stagione, ma a livello simbolico uno stato che risveglia dalla routine quotidiana, dall’abitudine. E’ come se ci dicesse che è arrivato il momento di lasciare andare le foglie vecchie per far spazio a nuovi germogli. E’ quindi importante trovare un modo, il proprio e personalissimo modo di vivere il proprio autunno regolarmente, di dare un significato alle proprie vicende del passato ma poi a lasciarle andare esattamente come le foglie che alla prima ondata di vento volano via.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Che cos’è la depressione? Quella condizione dell’anima che si registra quando il mondo circostante non ci dice più nulla e il mondo immaginifico, quello dei nostri sogni e dei nostri progetti, tace avvolto da un silenzio così cupo e impenetrabile da impedire anche il più timido degli sguardi che osi proiettarsi nel futuro.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>(Umberto Galimberti)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il cambiamento stagionale, in particolare quello che segna il passaggio dalla stagione estiva a quella invernale, l’autunno, è il periodo cui si registra il maggior numero di depressioni. I sintomi tipici a livello psichico sono <strong>abbassamento del tono dell’umore e perdita di interesse per ciò che prima lo provocava</strong>. La depressione non sempre comunica attraverso sintomi mentali, talvolta, non trovando le parole, lo fa attraverso il corpo, con somatizzazioni di vario genere, la cosiddetta “depressione mascherata”. Possono essere presenti <strong>spossatezza, dolori diffusi, disturbi gastrointestinali, cefalea, insonnia, iperfagia con predilezione verso i carboidrati</strong> (ricchi di serotonina) o altri sintomi fisici. Altre volte ancora la depressione si maschera dietro uno stato di <strong>agitazione simile a quello ansioso</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La depressione autunnale può comparire per la prima volta in questo periodo o essere un <strong>&#8220;appuntamento fisso e ricorrente&#8221; che ciclicamente si ripete ogni anno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Depressione autunnale: da cosa è provocata?</p>
<p style="text-align: justify;">La<strong> riduzione della quantità di luce solare</strong> agisce sulla <strong>melatonina</strong>, ormone implicato nella regolazione del tono dell’umore e sulla produzione di <strong>Vitamina D</strong> la cui mancanza o insufficienza sono state associate con sintomi depressivi clinicamente significativi. Ne è riprova il fatto che la depressione stagionale è <strong>maggiormente diffusa nei paesi dove la quantità annua di luce solare è minore e dove fa più freddo</strong> (ad esempio Canada, Islanda, Stati Uniti del Nord, Paesi Scandinavi, etc.). Anche il <strong>cambiamento del paesaggio</strong> circostante può influire sull’umore, si pensi al passaggio dal rigoglio alla caducità, con tonalità malinconiche accompagnato dal graduale abbassarsi delle temperature. Tutto ciò può comunque essere aggravato da una predisposizione costituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Depressione autunnale: il caos che prepara alla rinascita</p>
<p style="text-align: justify;">In autunno gli alberi si preparano a spogliarsi rimanendo un po&#8217; nudi ed un po&#8217; vestiti da fogliame dalle tinte calde. E&#8217; una transizione. Se pensiamo all’autunno lo associamo infatti ad un “periodo di mezzo” in cui non c’è né il caldo definito dell’estate né il freddo dell’inverno, ed anche il paesaggio assume toni e caratteristiche ibride, indecise. Se l’autunno è come il caos, allora somiglia all&#8217;origine della vita: è qui, tra ottobre e novembre, che finisce il ciclo vitale precedente e si crea lo spazio per quello successivo accompagnato da un&#8217;inevitabile <strong>malinconia</strong> per lo spegnimento di ciò che è stato splendente e solare. Questo processo ha la finalità di creare il vuoto, il buio e il silenzio necessari per qualsiasi rinascita; tutto ciò vale anche per l&#8217;essere umano che, in quanto cittadino del mondo, ubbidisce alle medesime leggi della natura. Se impariamo a “fare autunno” nella nostra vita, se ci raccogliamo un po’ più in noi stessi e lasciamo andare un po’ di passato, il sistema nervoso non avrà bisogno di produrre la depressione come un “autunno di compensazione” per rimetterci in linea con lo spirito stagionale.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Cosa ci insegna l&#8217;autunno?</em><br />
<em>Che dobbiamo lasciar andare le cose che non ci nutrono più.</em><br />
<em>Che nella malinconia c&#8217;è una bellezza struggente.</em><br />
<em>Che per poter voltare la pagina bisogna trovare il coraggio di far cadere le foglie secche, a costo di lasciar spoglio e freddo il nostro ramo.</em><br />
<em>Solo così un giorno potranno nascerci nuovi germogli</em><br />
<em>(Catherine Black)</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">L’autunno <strong>non è solo una stagione</strong>, ma a livello simbolico uno <strong>stato che risveglia dalla routine quotidiana, dall’abitudine.</strong> E’ come se ci dicesse che è arrivato il momento di <strong>lasciare andare le foglie vecchie per far spazio a nuovi germogli</strong>. E’ quindi importante trovare un modo, il proprio e personalissimo modo di <strong>vivere il proprio autunno regolarmente</strong>, di dare un significato alle proprie vicende del passato ma poi lasciarle andare esattamente come le foglie che alla prima ondata di vento volano via. <strong>Non accomodarsi, non darsi per “arrivati” permette quel rigoglio, quella continua rinascita proprio come le cellule del nostro corpo che ogni giorno nascono e muoiono più volte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’autunno esiste per insegnarci come si lasciano andare le cose ormai morte.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Poi l’estate svanisce e passa, e arriva ottobre. Si fiuta l’umidità, si sente una chiarezza insospettabile, un brivido nervoso, una veloce esaltazione, un senso di tristezza e di partenza.</em> <em>(Thomas Wolfe)</em></p>
</blockquote>
<p>Puoi approfondire leggendo il mio approccio alla <a href="https://federicabertelli.it/project/cura-depressione/">DEPRESSIONE </a> e il mio articolo <a href="https://federicabertelli.it/come-uscire-dalla-depressione/">&#8220;Come uscire dalla depressione&#8221;  </a></p>
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